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Plastica in mare

Pescatori spazzini, un modello virtuoso e italiano

Ogni anno vengono riversate in mare 8 milioni di tonnellate di plastica. Le conseguenze per l’ambiente sono devastanti, al pari di quelle per la nostra salute. L’Ue in questi mesi ha avviato una serie di iniziative destinate a ridurre la dispersione. Il bando per i monouso, ad esempio. Ma da solo di certo non basta.

In Italia, dove si ricicla il 41% della plastica, leggermente sopra la media europea del 40%, siamo all’avanguardia nella lotta alla dispersione in mare delle materie plastiche. Ma possiamo e dobbiamo fare di più.

Ci sono alcune contraddizioni che vanno superate. Come quella per cui i pescatori che raccolgono rifiuti in mare ne diventano produttori, e se ne devono assumere gli oneri economici e giuridici.

Esistono però realtà virtuose, come la Toscana. Lì hanno lanciato un progetto, “Arcipelago pulito”. I pescatori diventano spazzini, e con il loro contributo aiutano a ripulire i fondali. Non solo non si devono assumere gli oneri della plastica che recuperano nelle reti, ma vengono ricompensati per la loro opera.

Sono loro i guardiani del mare, l’avanguardia armata nella battaglia – durissima – per ripulire gli oceani. Ed è per questo che quello toscano rappresenta un modello da esportare ed estendere a tutta la penisola.

C’è un progetto in tal senso, portato avanti dalla collega Simona Bonafé. L’idea è quella di cambiare la normativa a livello europeo, per far sì che un comportamento virtuoso non si trasformi in un costo, che i pescatori possano essere sempre di più i guardiani del mare.

Lo sosterrò con tutte le mie forze sia nella Commissione Pesca (Pech) della quale sono membro, sia con incontri con le reti Gal. Il modello Toscana può diventare modello europeo e mondiale. Dobbiamo crederci e lavorare. Il futuro dei nostri mari dipende anche da questo.

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