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Nell’emergenza Covid non dimentichiamoci del turismo

Nonostante il turismo sia uno dei settori trainanti dell’economia italiana, con un valore del13% del Pil e 4,2 milioni di lavoratori impiegati, nelle rifessioni economiche legate all’impatto del Covid-19 il comparto trova ancora scarsa considerazione.

Eppure, solo in Italia si stima una perdita di 50 miliardi di euro di fatturato perché la contrazione dei consumi legati al turismo non sembra sembra essere destinata a rallentare anche quando il lockdown cesserà in maniera definitiva e il solo comparto alberghiero, stima Cerved, subirà un calo di oltre il 70%.

I numeri, mai come questa volta, fissano le macroscopiche dimensioni del problema. Ma se da un lato le aziende giovano di aiuti italiani ed europei e, seppur sofferenti, restano, almeno per il momento, sopra la linea di galleggiamento, a rischiare di annegare sono soprattutto i lavoratori.

Il comparto di per sé è stagionale, il che implica una occupazione temporanea compensata dagli ammortizzatori sociali. La Naspi, che già poco piace, è però legata ai mesi di lavoro effettivamente svolti e si esaurisce in fretta. C’è insomma un esercito di camerieri, cuochi, fattorini, barman, guide e bagnini che rischia di trovarsi senza lavoro e senza una entrata stabile se non saranno prese misure urgenti e drastiche.

A questo, poi, aggiungeteci le distorsioni del sistema, che in Italia non mancano mai. Un esempio: lavoratori con contratto a termine che si vedono negare il bonus di 600 euro dall’INPS perché la struttura ricettiva lavora tutto l’anno e loro non sono inquadrabili come stagionali, seppure lo siano a tutti gli effetti. Ma se la struttura, invece, ha un consulente del lavoro capace, che all’atto dell’assunzione ha spuntato la casella e dichiarato il lavoratore come stagionale, allora il bonus lo prendi.

Alcuni sì, altri no, quando basterebbe uniformare il principio di erogazione del bonus. Invece, confusione su confusione, che alimenta ancor di più la rabbia, insinua un clima di reciproco sospetto e acuisce lo scontro sociale. Però se ne può uscire, a patto di ascoltare le indicazioni che arrivano dal settore, almeno le più illuminate.

Salvaguardare la Naspi ed estenderla sarebbe un primo, decisivo passo, al pari degli sgravi ai datori di lavoro che riassumono gli stagionali. Serve però una cura d’impatto anche per le imprese, che avranno bisogno di sostegno per il dopo. Credito d’imposta e sgravi fscali sono ipotesi sul tavolo, ma la più avvincente è la campagna per invogliare gli italiani a svolgere le vacanze nel nostro Paese, attraverso l’erogazione di un contributo o il riconoscimento del credito d’imposta.

Probabilmente, però, nemmeno questo basterà. Perché per il dopo-pandemia le regole da rispettare saranno molte e rigidissime e non tutti avranno la possibilità di adeguarsi immediatamente.

Ecco allora l’idea: perché non garantire alle strutture che resteranno chiuse fondi per ammodernarsi, crescere, innovare e potersi reimmettere sul mercato l’anno successivo? Sarebbe una soluzione preferibile alla chiusura definitiva, che comporterebbe perdita di ricchezza e di posti di lavoro, uno scenario che l’Italia deve assolutamente evitare, senza dimenticare che una riapertura senza garanzie rischierebbe di aggravare ancor di più le già precarie condizioni delle imprese.

Su questi temi, non dimentichiamolo, l’Europa può giocare un ruolo centrale, che va ben oltre i 200 miliardi messi in campo con la Bei. La richiesta di mutualizzazione del debito a carico dell’Ue potrebbe consentire agli Stati membri di agire in modo rapido ed efficace per sostenere i lavoratori e le PMI che hanno incontrato diffcoltà a causa del Covid-19.

Tra queste troverebbero spazio di rappresentanza anche le aziende del comparto turistico, che potrebbero così essere destinatarie di azioni mirate in grado di sopperire agli effetti della crisi.

Molto, ovviamente, dipenderà dagli sviluppi della riunione del Consiglio in programma il prossimo 23 aprile, che sarà decisivo per comprendere se la linea della solidarietà promossa dall’Italia e sostenuta da gran parte degli Stati membri riuscirà a superare i veti di Germania e Olanda. Il tempo è poco, bisogna agire in fretta.

 

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