fbpx

L’inquinamento delle navi da crociera e dei mezzi di trasporto giornalieri

In Parlamento si sta affrontando una questione molto delicata ed importante per la salvaguardia del nostro ambiente, riguardante nuove misure per il trasporto marittimo, con un’attenzione particolare all’inquinamento causato dai mezzi di navigazione, come le navi da crociera. Certamente non si può ignorare il ruolo che questi colossi del mare rivestono nell’inquinamento ambientale.

Non si può però trascurare nemmeno l’impatto che i mezzi più veloci, aliscafi e traghetti, hanno sulla nostra atmosfera. Abbiamo studiato vari report, ci siamo documentati a fondo prima di abbracciare questa battaglia e i dati non hanno fatto altro che convincerci di aver fatto la scelta giusta. Partiamo dall’elemento più importante: il carburante. Nel gennaio 2020, è entrata in vigore una direttiva dell’IMO (Organizzazione Marittima Internazionale) che ha stabilito anche per le navi del Mediterraneo l’utilizzo di carburante con una percentuale di zolfo non superiore a 0,5%: prima il massimo era del’1,5%, ovvero 15 volte superiore rispetto alla percentuale consentita nel mare del Nord e nel Mar Baltico. Sicuramente si tratta di un grande passo avanti ma si può fare di più, considerando che la percentuale è comunque 500 volte superiore a quella presente nel carburante utilizzato per il trasporto terrestre.

L’IMO propone, inoltre, di adottare forme di carburante più sostenibili, come il GNL o l’MGO, oltre all’installazione dei cosiddetti scrubber. Sorgono però delle perplessità: perché investire in questo tipo di combustibili fossili per sostituirne un altro? Ecco, sarebbe secondo me più opportuno investire sull’energia rinnovabile, come ad esempio l’elettrico. Pensiamo al trasporto giornaliero: durante le lunghe permanenze in porto, se si superano le due ore, i mezzi sono obbligati per legge a sostituire il carburante usato per la navigazione con un carburante a percentuale 0,1 di zolfo.

Questo, ovviamente, non vale per traghetti ed aliscafi, che non superano mai le due ore di permanenza e per questo navigano e attraccano con lo stesso carburante, molto spesso lasciando i motori in funzione. E le conseguenze sono disastrose. In estate, quando il traffico marittimo triplica nelle località turistiche balneari, l’inquinamento atmosferico in prossimità dei porti supera anche di 200 volte il livello di inquinamento che si registra normalmente in qualsiasi altro periodo dell’anno. Consideriamo adesso un altro punto, l’adozione degli scubber. Gli scrubber hanno il compito di filtrare le sostanze inquinanti presenti nello scarico dei motori delle navi.

Possono essere di due tipologie: quelli a ciclo chiuso, che lavano via i fumi tossici con acqua che poi verrà trattata ed immessa nuovamente in mare, e quelli a ciclo aperto, che dopo aver compiuto le operazioni di lavaggio rigettano l’acqua direttamente in mare. Sebbene possano sembrare un’ottima soluzione, recenti studi dimostrano che le percentuali di sostanze tossiche presenti nelle acque trattate e non, sono comunque maggiori rispetto alle navi che non usano gli scrubber ma che hanno adottato un carburante con percentuale sulfurea molto bassa. Dunque, non converrebbe incentivare l’utilizzo di un carburante meno inquinante, piuttosto che utilizzare strumenti ugualmente dannosi ed inquinanti? Continueremo a sostenere questa battaglia. Se abbiamo la possibilità di cambiare le cose, è nostro dovere farlo.

 

leave a comment

Privacy Preference Center

Close your account?

Your account will be closed and all data will be permanently deleted and cannot be recovered. Are you sure?