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Off-Shore nel Meriterraneo, ecco perché dubitare

L’attuazione del Green Deal ci ha spinti ad una riflessione più dettagliata sull’adozione di fonti di energia alternative, rinnovabili. Sicuramente l’installazione di impianti di energia eolica costituirebbe una grande svolta, un passo in avanti concreto verso la transizione verde. Dobbiamo però riflettere sulle scelte da prendere e, soprattutto, sul modo in cui queste scelte potranno influenzare l’ambiente che ci circonda.

Per questo motivo non sono particolarmente propenso alla realizzazione di impianti eolici off-shore nel Mediterraneo e di seguito vi spiegherò perché. La proposta è certamente ambiziosa ma sono molti gli aspetti da considerare, prima che il progetto passi dalla carta alla realtà. Per installare tali impianti, sarebbe necessario trivellare i fondali, il che significherebbe danneggiarne inevitabilmente le caratteristiche morfologiche, e sconvolgere la vita degli organismi marini che popolano i nostri mari: un danno enorme per la nostra biodiversità, unica al mondo.

Inoltre sarebbe svantaggioso anche paesaggisticamente parlando: le distanze del Mediterraneo non sono paragonabili a quelle dei mari del Nord, dove tali impianti sono un punto di forza e possono installati senza troppe difficoltà, a molti km dalla costa. Nel nostro caso, andrebbero ad essere un ostacolo visivo per i nostri splendidi paesaggi, il che sicuramente influirebbe negativamente sul turismo: non dimentichiamo che il turismo balneare è la punta di diamante del settore per molte località mediterranee. Questi impianti sarebbero problematici non solo durante la loro installazione: una volta funzionanti, il rumore prodotto risulterebbe essere dannoso, causando disorientamento negli organismi marini circostanti. Inoltre, la trasmissione di onde elettromagnetiche prodotta, andrebbe a creare interferenze con i radar di navi e mezzi di trasporto marittimi in navigazione.

Non possiamo però ignorare gli eventuali risvolti positivi. Sicuramente ci sarebbe la creazione di posti di lavoro, manodopera richiesta per l’installazione ed il mantenimento degli impianti. Inoltre, potrebbe essere di ispirazione per l’attuazione di un turismo d’apprendimento, proponendo gite in barca con esperti volte alla spiegazione del funzionamento degli impianti. Dobbiamo inoltre considerare che non tutti gli organismi marini potrebbero reagire negativamente alla presenza di questi impianti: non sarebbe certo il primo esempio di adattamento di specie marine alla presenza di costruzioni artificiali.

Insomma, l’argomento è controverso e l’ambito richiederebbe degli studi ancor più dettagliati per poter effettivamente comprendere tutti i pro e i contro. Devo dire però, che ci sarebbero altre soluzioni green da adottare e un esempio lampante si trova proprio a Napoli: l’OBREC. Entrato in funzione nel Gennaio del 2016, l’OBREC è un dispositivo provvisto di una piastra inclinata che convoglia le onde sovrastanti all’interno di un serbatoio, che successivamente confluiscono nella camera posteriore, dove dovranno essere installate le turbine. Si tratta di un primato mondiale e ne è stata ampiamente dimostrata l’efficacia, un’ eccellenza nell’ambito dell’energia marina rinnovabile.

 

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