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Tonno Rosso, la mia battaglia per i piccoli pescatori

La raccomandazione ICCAT, che è la base della trasposizione all’esame dell’aula oggi per la chiusura della prima lettura, è stata approvata a Dubrovnik nel 2018.

Sottolineo questo aspetto temporale perché credo sia cruciale per comprendere appieno il senso del nostro operato e le ragioni che hanno guidato le scelte, mie e dei miei colleghi, nella gestione del dossier.

Nel 2018 non dovevamo fare i conti con il CoVid, eppure già allora c’era un dato discriminante: molti degli Stati Membri, nonostante le raccomandazioni del Parlamento, della Commissione europea e perfino dell’ICCAT, continuavano ad optare per una assegnazione sbilanciata delle quote di cattura del tonno rosso, in cui a pagarne il prezzo erano i piccoli pescatori, ai quali, in molti casi, non restavano che le briciole.

Negli ultimi anni, la popolazione di tonno rosso nei nostri mari non solo si è stabilizzata, ma è aumentata al punto da spingere l’ICCAT ad aumentare le quote annuali da attribuire ai singoli Stati Membri.

La raccomandazione, ovviamente, non avrebbe potuto prendere in considerazione gli effetti devastanti che avrebbe avuto il CoVid sulla piccola pesca artigianale. Così abbiamo provveduto noi, inserendo degli emendamenti in quella direzione.

Al trilogo questa è stata la nostra battaglia, e alla fine abbiamo ottenuto che la richiesta di maggiore attenzione alla piccola pesca generasse la modifica di un articolo, nello specifico il numero 12, nel quale si precisa che gli Stati Membri, qualora fosse possibile, devono distribuire le quote in modo più equilibrato, tendendo conto delle esigenze della piccola pesca artigianale.

Dal mio punto di vista, è una richiesta più che ragionevole. Non si tratta di un’ imposizione, ma di una raccomandazione, che rispetta l’autonomia degli Stati Membri nel decidere come e a chi distribuire le quote per la pesca del tonno rosso. Tra l’altro, è una proposta sulla quale è confluita la quasi unanimità dei gruppi politici.

Eppure, il Consiglio, chiamato alla ratifica dell’accordo provvisorio, decide di fare un passo indietro e contesta proprio la richiesta di maggiore attenzione nella distribuzione delle quote. Lo fanno proprio quei paesi, a cominciare dall’Italia, che allocano una percentuale irrisoria di quote alla pesca artigianale.

A questo punto, la questione diventa prettamente politica e chiama in causa il ruolo del Consiglio rispetto a quello del Parlamento Europeo. A me sembra che gli Stati Membri non vogliano accettare l’idea che le prassi istituzionali sono centrali nella definizione del processo democratico.

Se a novembre la presidenza tedesca deciderà di chiudere il trilogo approvando un pacchetto che ha comportato delle rinunce anche da parte nostra su temi altrettanto importanti, allora ritornare sui propri passi e rifiutare l’esito di una negoziazione significherà svilire il ruolo del Parlamento e che varrà la regola che qualunque sia la decisione, alla fine si cede alle pretese dei singoli Stati Membri.

Lo ritengo inaccettabile. E aggiungo che rischiamo di creare un precedente per il quale il processo democratico non ha motivo di esistere e le richieste del Parlamento, unico organismo eletto democraticamente, vengono cestinate perché così vogliono i singoli Stati Membri.

Lo ripeto: è inaccettabile e pericoloso.

Per questo, di comune accordo con tutti gli shadow e con il supporto di quasi tutti i gruppi politici, abbiamo optato per la chiusura della prima lettura.

Lo facciamo perché vogliamo che al Consiglio sia chiaro che il Parlamento è compatto nel difendere i risultati raggiunti al trilogo e che non siamo disposti in alcun modo ad assecondare questa umiliazione del Parlamento.

Lo dico anche alla presidenza portoghese: si rispetti il Parlamento e la sua autonomia decisionale. È un fondamento del funzionamento dell’Unione Europea e nessuno deve mai dimenticarlo.

Contribuire allo sviluppo e alla sussistenza della piccola pesca ha anche una funzione prettamente ecologica. In termini di sostenibilità ambientale e conservazione delle risorse ittiche, i piccoli pescatori sono la chiave per non far ritornare i nostri mari nelle condizioni di sofferenza che attraversavano appena qualche anno fa.

È fuor di dubbio che la piccola pesca artigianale sia più funzionale alla conservazione delle specie ittiche rispetto alla pesca industriale, che negli anni ha rappresentato la causa principali dei problemi di impoverimento della biodiversità e continua a rappresentarlo ancora oggi.

Il supporto in questa battaglia è cruciale sotto molti punti di vista ma lo è soprattutto per rimarcare il ruolo del Parlamento Europeo ed evitare di creare un precedente che sarebbe pericolosissimo.

 

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